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Ruderi del castello dei Conti di Aquino, Roccasecca


Filiberto Petiti

Petiti Filiberto

Petiti Filiberto (Torino 1845 / Roma 1924)

Painter, Engraver

Ultimo di dodici figli, deve mettere in secondo piano le aspirazioni artistiche ed assecondare le volontà della famiglia che lo indirizzano agli studi tecnici.
Trova lavoro nell’Amministrazione dello Stato e riesce così anche a frequentare l’Accademia Albertina, dove apprende le basi del disegno da Felice Cerreti e viene spinto da Carlo Piacenza, Angelo Beccaria ed in particolare da Vittorio Avondo a dedicarsi alla pittura di paesaggio.
A Firenze nel 1865, per il trasferimento della capitale d’Italia, incontra alcuni dei macchiaioli, in particolare Telemaco Signorini e Nicolo Barabino.
Si trasferisce a Roma nel 1870 ed ottiene i primi validi risultati artistici che lo convincono ad abbandonare l’impiego statale e a dedicarsi esclusivamente alla pittura.
La grande passione che lo ha spinto si da giovane, unita al fascino della campagna romana, lo porta nel gruppo degli acquerellisti, con i quali espone dal 1878 in poi, ed in seguito, con il nomignolo di “gatto persiano”, entra a far parte dei XXV della campagna romana.
Soggetto preponderante è la Campagna romana: le colline, i boschi, le sterpaglie e gli acquitrini raffigurati con tecnica robusta e buon gioco di chiaro scuri che ne esaltano un’atmosfera delicata e malinconica. La Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma conserva i suoi dipinti Campagna romana, del 1879, in deposito presso il Ministero della Pubblica Istruzione, e un torrente, del 1890.


da A. M. Comanducci ediz 1962
Nato a Torino il 14 novembre 1845, morto a Roma il 27 luglio 1924.
Avviato dai genitori alla carriera amministrativa, in un primo tempo divise la sua attività fra l'impiego e la pittura, appresa in Torino da Felice Cerreti, con l'incoraggiamento di Carlo Piacenza. Nel 1870 seguendo il trasferimento della Capitale da Firenze a Roma, lasciò quella città, nella quale aveva stretto conoscenza coi macchiaiuoli, pur non lasciandosi influenzare dalla loro tendenza. Nel 1874 esordì con "La quiete", che inviò alla Promotrice fiorentina e che attualmente trovasi nel Museo Civico di Torino con "Maremma", esposto in quest'ultima città nel 1880 e con "Quiete minacciata", espostovi nel 1884. Da allora prese parte con frequenza alle manifestazioni della Promotrice fiorentina: nel 1875 con "Sorrisi di autunno"; nel 1876 con "I renaioli" e "Sulle sponde del lago"; nel 1878 con "Rive di un torrente"; nel 1879 con "Campagna romana", ora collocato nella Galleria d'Arte Moderna di Roma con "Un torrente". Nel 1880, affermatosi ormai solido paesista, grandioso, nobile, comunicativo, capace di raggiungere una rara armonia fra tecnica e soggetto, lasciò l'impiego e si dedicò completamente all'arte. Espose ancora: nello stesso anno, a Firenze: "Poesia del lago" e "Montebuono Sabino", e a Torino, "La pesca nello stagno" e "Nella maremma"; a Milano, nel 1881, "La visita alle tenute", acquistato da quella Galleria d'Arte Moderna, e ivi conservato con "Mattinata presso Marino", esposto nella stessa città due anni dopo assieme a "La spiaggia di Fiumicino" e "Nella macchia di Marina"; a Roma, pure nel 1883, "Cavalli al beveraggio"; a Torino nel 1884, "A Rocca di Papa"; "Studi dal vero"; "Al Colosseo"; nello stesso anno, a Firenze, "Un lago"; nel 1885, "Sotto i castagni"; nel 1887, a Venezia, "Lavandaie" e "All'aperto"; a Bologna, nel 1888, "Libeccio"; a Firenze, nel 1890, "L'autunno"; a Berlino, nel 1896, "Acque stagnanti"; a Parigi, nel 1900, "Maccarese"; alle Internazionali Veneziane: nel 1899, "Campagna romana"; nel 1901, "Sorrisi d'autunno"; nel 1903, "Notturno". Altre opere di questo artista vennero acquistate dal Re, e dall'Imperatore di Germania il grande quadro "Boschi di Marino", che forse è il suo miglior lavoro. Il Museo del Risorgimento di Milano conserva del Petiti due bei "Paesaggi di Caprera"; altri quadri ancora sono in collezioni private italiane e straniere. Fu apprezzato acquafortista: in lastre di grande formato rievocò la poesia degli acquitrini e delle sterpaie della campagna romana. Nella Calcografia di Roma sono i rami delle acqueforti "Dopo la tempesta", e "Solitudine".


 



 

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