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Hibiscus (1958)

Innocenti Camillo (Roma 1871 / Roma 1961)

Technique: Watercolor on paper
Measures: 22cm x 31cm

Signed lower left and dated 1958


Camillo Innocenti

Innocenti Camillo

Innocenti Camillo (Roma 1871 / Roma 1961)

Painter

Nel 1895 è studente all'Istituto di Belle Arti di Roma, frequenta e subisce il fascino dell'arte di Domenico Morelli e Francesco Paolo Michetti, nonché quello di Antonio Mancini al quale lo lega anche una grande amicizia.
Soggiorna e studia in Spagna, Germania, Francia, Olanda ed Inghilterra costruendosi con il lavoro e lo studio una buona maturità artistica e una fine sensibilità.
Rientra a Roma nel 1903 e si avvicina per un periodo al divisionismo, poi entra nel gruppo dei XXV della campagna romana, con il nomignolo di "cane pechinese"
Dipinge paesaggi, scene di genere nei vivaci costumi abruzzesi e sardi, marine, ritratti, interni caratterizzati da luce soffusa e penombra, e figure femminili che lo avvicinano al liberty e richiamano il pensiero dannunziano con le tecniche ad olio, acquerello e tempera.
Lavora come scenografo per il cinema alla fine della guerra e dal 1925 si trasferisce al Cairo, a dirigere la Scuola di Belle Arti.
Rientra a Roma nel 1940 ma trova un ambiente ben diverso da quello che ha lasciato e come spesso accade la lontananza ne ha offuscato il nome. La Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza conserva i suoi dipinti Toilette e Donne in cammino.




da A. M. Comanducci ediz 1962
Nato a Roma il 14 giugno 1871. Istradato dal padre, agiato architetto, agli studi classici cominciò nel 1885 a prender amore all'arte, posando come paggio per Lodovico Seitz, che stava affrescando in Vaticano. Dapprima potè dedicare alla pittura soltanto le vacanze, poi, vinto il pensionato nazionale, e ammesso all'Istituto di Belle Arti, si diede tutto allo studio prediletto. Insoddisfatto degli insegnamenti accademici, si orientò prima verso la maniera di Francesco Paolo Michetti , poi verso quella di Antonio Mancini.
Compì un lungo viaggio in Spagna per studiarvi a fondo le opere del Velasquez e ne tornò con ottime copie e buoni acquarelli nei quali erano riprodotti costumi variopinti e paesi assolati. Dopo una breve parentesi di divisionismo, si ritirò a Scanno nell'Abruzzo, e con "Costumi di Scanno", apparso all'Internazionale di Venezia nel 1905, nel quale le sue qualità di raffinato impressionista si rivelarono con la sapiente fusione dei colori nella luce ambientale, potè dir d'aver trovato la sua via. Dipinse poi delicati «interni», in una più quieta gamma di colori, ammirati e imitati. La squisita femminilità, fragile e appassionata, sfingetica e artificiosa, ha sempre avuto in lui un sincero idealizzatore. Nel 1909 alla Biennale Veneziana fu tenuta una mostra personale delle sue opere, e vi figurarono i dipinti: "In Sardegna"; "Mattino"; "In giardino"; "Il tè"; "Caccia alla volpe"; "Mammina"; "Alla toletta"; "Studio di testa"; "L'abito rosso"; "La notte"; "Dopo il bagno"; "Il rosario"; "Il cappello a cloche"; "La tavola"; "Bimba che dorme"; "Donna che si pettina"; "Allo specchio"; "Il gioiello".
Nella Galleria d'Arte Moderna di Roma trovansi: "In piazza"; "La visita"; "Ritratto". Altre opere: "Zampetta malata"; "Bianco e l'azzurro"; "L'angelo d'oro"; "Vento di maestrale"; "Capricci femminili"; "Luna d'agosto"; "Cogliendo fiori"; "Carnevale"; "Le villeggianti"; "Il rossetto"; "L'abito a perline". "Di notte"; "Naufragio"; "Sacra Famiglia"; "Saltarello romanesco"; "Cleopatra ed Antonio"; "La lettura"; "In ritardo"; "Ritratto di signora" e "Montmartre", nella raccolta del signor Guido Rossi di Milano. Alla VII Quadriennale Romana (1956) era presente con tre opere: "A Fontana di Trevi"; "Bianca", "L'Angelo d'oro" e "Turisti".



 

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