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Arlecchino


Francesco Longo Mancini

Longo Mancini Francesco

Longo Mancini Francesco (Catania 1880 / Roma 1948)

Painter

Dopo aver conseguito la licenza dell' Istituto Tecnico a 17 anni e aver sempre dimostrato grande passione per l'arte con l'aiuto di Giuseppe Sciuti riesce a convincere il padre a mandarlo a Roma per “i floridi (ma non sempre) sentieri dell'arte”. I consigli ed il conforto di Sciuti lo accompagnano dal 1898 a Roma nei 4 anni di frequenza alla Scuola Libera di Nudo gestita da Francesco Jacovacci con Giulio Cantalamessa. Poco dopo il suo arrivo a Roma espone Partita di bocce alla Promotrice Romana del 1898 e, nonostante il pubblico e la critica abbiano apprezzato il suo lavoro, per sopravvivere dipinge quadretti per cinque, dieci lire. La sorte muta d’improvviso però: nel 1907 il Re acquista all'esposizione di Catania il dipinto "Preghiera di Maometto"; la Galleria Musetti di Genova, nel 1912, acquista un dipinto esposto a Roma, uno finisce nella collezione della Galleria Warld di Berlino e finalmente anche lo Stato italiano lo onora di un acquisto destinato alla Pinacoteca di Ravenna. Nel 1921 finito l'impegno bellico a cui ha preso onorevolmente parte, espone finalmente le sue opere in una mostra personale a Roma, seguono Napoli, Milano, Genova. A una pittura più impegnata e simbolica non ancora sufficientemente studiata e di cui non sono molte le opere ad oggi riapparse sul mercato, si affianca una più diffusa e conosciuta costituita da ritratti e nudi femminili spesso ambientati in finte scenografie settecentesche, caratterizzata da atmosfere suadenti e provocanti, e da una tecnica rapida in cui prevalgono ampie zone non finite e veloci giochi cromatici.

da A. M. Comanducci ediz 1962
Nato a Catania il 5 dicembre 1880. Dopo aver studiato all'Istituto tecnico di quella città, a sedici anni per consiglio di Giuseppe Sciuti si recò a Roma dove frequentò per qualche tempo lo studio di Francesco Jacovacci e si iscrisse alla Scuola libera del Nudo, nella quale ebbe per insegnanti Giulio Cantalamessa , Francesco Jacovacci e Filippo Prosperi. Nel 1898 si fece notare alla Promotrice di Roma per un quadro intitolato "Partita alle bocce". Per fronteggiare le necessità economiche dovette fare ritratti e piccoli bozzetti per i negozianti d'arte. Ma nel 1907, esposta a Catania "La preghiera di Maometto", acquistata dal Re, incominciarono tempi migliori. "I Superstiti", esposto a Roma nel 1912, piacque, e "Armonie di montagna", acquistato dallo Stato, fa parte della Pinacoteca di Ravenna. Nel 1921 egli tenne a Roma una «personale». In seguito espose alla «Amatori e Cultori», sempre ben accolto dal pubblico e dalla critica. Nel 1925 tenne a Genova un'altra personale, con ventotto quadri ad olio e quattordici disegni. Furono notati: "Amori di Pierrot"; "Arlecchino innamorato"; "Birichina"; "La preghiera del nonno"; "Il violinista"; "La sfida al Centauro". Per nulla influenzato dalle correnti d'avanguardia, il Longo Mancini è fine interprete della grazia femminile, buon ritrattista, e non trascura il paesaggio.



 

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