Nato a Intra il 3 dicembre 1843, mortovi il 20 ottobre 1889. Figlio di un calzolaio, dimostrò fin da ragazzo spiccata attitudine al disegno. Suo primo maestro fu
Luigi Litta, intrese poi il giovanetto, con una piccola pensione, potè recarsi prima all'Accademia di Brera a Milano, poi all'Accademia Albertina di Torino, nella quale rimase fino al diciottesimo anno. Nel 1877 lo troviamo ancora a Milano, alla scuola di
Giuseppe Bertini e condiscepolo di
Tranquillo Cremona e
Mosè Bianchi. Con loro, specialmente con Cremona, e con
Filippo Carcano,
Giuseppe Grandi, Alfredo Catalani, visse gli anni migliori della sua esistenza. Fin dai primi esercizi scolastici aveva attratto l'attenzione dei maestri e dei coetanei per la singolare vigoria dell'interpretazione derivatagli dalla geniale assimilazione dei principi proclamati da
Antonio Fontanesi. Uscito dall'Accademia, seguitò a dipingere ritratti e paesaggi, alternando il soggiorno di Intra con quello di Milano, dove era ospite amato dell'amico Cremona. Ad Intra conobbe, presso la famiglia dei principi Troubetzkoy, dei quali era ospite, note personalità inglesi che lo indussero a recarsi a Londra (1878). Ma dalla capitale inglese, rifiutatigli dalla Royal Academy i ritratti da lui presentati perchè vi fossero esposti, egli si allontanò, profondamente amareggiato, e, certo anche scosso dal grande vuoto che aveva lasciato nella sua vita la morte dell'amico indivisibile, dette i primi segni di quello squilibrio mentale che rese necessario il suo ritiro in un manicomio. Ne usci talvolta, durante i nove anni nei quali ancora sopravvisse a sé stesso; ma più non dipinse. Rimane nella storia dell'arte come un grande ritrattista, dalla pennellata morbida, larga, viva. La comunanza di vita e di ideali col Cremona traspare certo dai dipinti del Ranzoni, ma non in modo che si possa parlare di imitazione. Lo stesso Cremona aveva per l'amico la deferenza, l'ammirazione, che raramente un artista ha per un altro. Piuttosto egli deve molto al
Piccio nello studio dell'aria ambiente, nell'unità delle luci e nell'amore dello sfumato. Elencare le opere del Ranzoni, quasi tutte ritratti, è impresa lunga. Si citano quelle esposte alla Internazionale Veneziana del 1926: "Ritratto di Agostino Rossi", proprietà della Società Storica Intrese; della "signora Rossi", appartenente agli eredi di
Arturo Tosi, che possiedono anche quelli di "Carlo Cacciatori"; del "maggiore garibaldino Erba"; e "Giovanetta con cappello di paglia". Poi: "Sul Lago Maggiore", nella raccolta del dott. Amedeo Cagnola; "Ritratto della signora Borra", appartenente al cav. Riccardo Nobili; "Ritratto di donna Anna Ponti Greppi"; "Ritratto di don Gabriele Greppi"; "Ritratto di donna Maria Greppi", tutti di proprietà del senatore Emanuele Greppi; "Ritratto d'ignota", nella raccolta del comm. Carlo Felice Della Beffa; il "Ritratto della principessa Ada Troubetzkoy col figlio Gigi"; del "principe Gigi Troubetzkoy"; "Le montagne di Luino viste dalla villa Ada": tutte appartenenti al principe ing. Troubetzkoy; "Ritratto della signora Cobianchi", già nella raccolta dell'on. avv. Giacinto Gallina, cui appartenevano anche: il "Ritratto della signora Luroni", attualmente della signora Anna Maria Turri Gallina; "La bambina Tonazzi che lavora"; "Ritratto di uomo" e il "Ritratto della contessa Arrivabene", attualmente conservato nella Galleria d'Arte Moderna di Milano, nella quale è anche un abbozzo della "Testa di Giuseppe Rovani" con "I figli dei principi Troubetzkoy" e "Ritratto della signora Flora Biraghi Pavesi". E ancora: Il "Ritratto della contessa Franzosini" e della "signora Spinelli Ambrosini", appartenenti alla contessa Beatrice Alborghetti; "La cognata di Tranquillo Cremona"; "Nudo di donna"; "I tre ragazzi Troubetzkoy nella serra di villa Ada", già nella raccolta dell'on. Gussoni; il "Ritratto del signor Ughetti", proprietà di Gustavo Botta; della "signora Ughetti", appartenente al signor Arturo Zust, "Ritratto d'ignota" già proprietà di Camillo Rapetti; "Ritratto della signora Confalonieri", nella raccolta del sen. Treccani; "Ritratto della signora Francforl" nella collezione del sen. Angelo Pavia; "Ritratto di Rosa Alemanni Ceretti", proprietà di Silvio Biraghi; "Ascona", proprietà di Luigi Florio; "Ritratto della principessa di St. Leger", appartenente alla stessa; "La lettera", appartenente al signor Carlo Beltracchini; "Ritratto della signora Pisani Dossi", nella raccolta del conte Emilio Turati; "Ritratto di Alfredo Catalani"; "Ritratto della signora Torelli", entrambi nella raccolta del comm. Finazzi di Bergamo; "Giovinetta", proprietà del signor Pasquale Vercesi; "Testa femminile", dei "cav. Sessa"; "Ragazza in bianco"; "Ritratto del signor Manrico Tonazzi" e della "signora Tonazzi": tutti e tre proprietà della signora Margherita Grassini Sarfatti. Oltre questi, si elencano ancora: "Il mattino - Sorriso di donna"; "Ritratto del signor Lavezzari", appartenente all'ing. Luigi Lavezzari; vari ritratti proprietà della signora Emilia Rogorini Sacchi di Milano; "Lago Maggiore", appartenente al signor St. Leger di Cannero; "Bambino", del "signor Camillo Bussi di Milano", "Ritratto di bambino", proprietà del signor Carlo Erba di Pallanza; "Mamma e bambina" appartenente alla nobile signora Eugenia Manzoli di Intra; "Meditabonda", conservata nella Galleria d'Arte Moderna «Paolo e Adele Giannoni» di Novara; "Ritratto della signora Savina Moletti", nella raccolta del commendatore Vittorio Basso a Milano. Alla Galleria d'Arte Moderna di Milano è entrato nel 1948, per merito di un comitato svizzero, il quadro: "Fanciulla in grigio", già alla Mostra di Lugano, tela che ha riunito le sue raffinate e delicatissime perfezioni coloristiche alla insuperabile psicologia dell'eterno femminino romantico.