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Guglielmo Ciardi

Ciardi Guglielmo

Venezia 1842 / Venezia 1917

Painter
Biografia

da A. M. Comanducci ediz 1962
Nato a Venezia il 13 settembre 1842, mortovi il 5 ottobre 1917. Studiò all'Istituto di Belle Arti della sua città. Liberatosi dalla prima educazione accademica, s'ispirò esclusivamente alla natura, con acutezza di percezione e schiettezza di sentimento affermandosi con una sua tecnica originale. Nella «Guida di Venezia» di Giulio Lorenzetti così è scritto di lui: "Magnifico e solido paesista veneziano, che tornato alla natura, esempio inusitato, ai suoi giorni, con umile e commossa sincerità, iniziò, anche prima di Giacomo Favretto, in Venezia, un'era nuova nella pittura della sua patria". Si affermò nel 1836 col suo capolavoro "Messidoro", che fu premiato con medaglia d'oro alle esposizioni di Nizza e di Berlino ed ebbe tante lodi alla Mostra di Venezia del 1887, dove venne acquistato per la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, nella quale attualmente si trova con l'altra opera "Canal Grande".
Suoi lavori principali: "L'estate" e "Verso sera", esposti a Milano nel 1872; "Il sole a Quinto"; "Sul Cimon"; "Il Iavoro"; "Sul campo", esposti Napoli nel 1877; "Venezia dal Campaldo"; "Chioggia", esposti a Venezia nel 1881; "Porto d'Anzio"; "Ottobre"; "Solitudine"; "La calma", esposti a Torino nel 1880; "Venezia", esposto a Roma nel 1883; "Sottomarino"; "Raggio di sole"; "Quiete", esposti a Firenze pure nel 1883; "Canal della Giadecca"; "Il mattino a Venezia", esposti a Firenze nel 1885; "Dopo il temporale"; "Ritorno dal pascolo"; "Barche da pesca in riposo", pure a Firenze nel 1886, "Plenilunio sul Sile", esposto nel 1898 a Torino. Altre sue opere notevoli: "Avanti sera", nella Galleria del comm. Paolo Ingegnoli di Milano; "Lago d'Averno"; "Dintorni di Roma"; "Campagna trevigiana"; "Il torrente"; "Le Dolomiti"; "Il Canal Grande da Rialto"; "Il Canal Grande da San Benedetto"; "Mattino d'autunno"; "Sera a Schilpario"; "Val di Scalve". Molte di queste opere sono emigrate in America e in Inghilterra e moltissime sono conservate nei principali musei e gallerie italiani e stranieri. Fu insegnante dal 1894 fino alla sua morte, dell'Accademia di Venezia. Alla mostra dei Quarant'anni (Venezia, 1935) figuravano sedici sue opere.



da Le Biennali di Venezia - Esposizione 1895, 1897 e 1901
Uno fra i più eletti paesisti e marinisti italiani. Nacque a Venezia, ove dimora.
Percorse gli studi classici e quelli regolari dell'Accademia; viaggiò per sua istruzione all'estero.
Dalla laguna, dalla campagna veneta, anche nelle sue sembianze più umili e più uniformi, ha saputo attingere molteplici e attraenti concezioni pittoriche.
A Berlino nel 1886 trionfò il suo mirabile «Messidoro», che ricomparve l'anno dopo alla Mostra artistica di Venezia insieme coi quadri bellissimi «Venezia», «Nubi di Primavera», «Laguna di Chioggia», «Alpi dolomitiche», «Il Torrente», «Val di Primiero», «A caccia».
Nella nostra prima Internazionale espose: «Mattino d'autunno» e «Sera - Schilpario, Val di Scalve»; nella seconda «Il civetta - Fusine (Zoldo alto)», nella terza «Mattino azzurro»; a Torino nel 1898 «Plenilunio sul Sile».
Da qualche anno il Ciardi sembra rivolgere tutta la sua attività artistica al paese, a preferenza delle marine.


da Le Biennali di Venezia - Esposizione 1909
Mostra Individuale
di Attilio Centelli
Non è possibile pensare all'arte veneziana dell'ultimo mezzo secolo senza che il nome di Guglielmo Ciardi soccorra subito in mente
Ai vari atteggiamenti a' differenti aspetti, alle ripetute manifestazioni, alle soste, alle conquiste, alle glorie dell'arte delle lagune quel nome è associato indissolubilmente.
E tale indissolubilità proviene da un fatto molto semplice: che mentre vi sono artisti i quali conquistano notorietà soltanto od in modo speciale tra il popolo, come altri raccomandano la propria fama alle sole classi intellettuali, il Ciardi è ugualmente caro a tutti: agli umili che all'arte non chiedono se non un godimento vivo momentaneo, ed agli spiriti eletti i quali sanno penetrar dentro l'opera offerta a' loro sguardi.
Non vi è quadro si può dire, di Guglielmo Ciardi ove non sia qual cosa all'interno oltre che al di fuori, ove il colore morbido e nutrito non assuma all'esterno della tela aspetti assai piacevoli per armonia di tinte e per rapporto di toni, ed in pari tempo ove uno spirito d'osservatore sereno non pervada, non passi attraverso il tessuto della tela stessa.
Gli è che i suoi quadri offrono sempre assai più della riproduzione d'una distesa a acque o d'una campagna tutta verde: gli è che delle cose egli sa ricercare l'anima che le vivifica, che le fa muovere e le fa pensare e le fa parlare a' nostri sensi.
Chi davanti ad una laguna o ad un rio ciardiano non s'è sentito allargare i polmoni, non ha creduto di respirar più libero stimolato dall'odore caratteristico formato di salso, di pece, di alghe delle acque veneziane?
Chi non ha avuto l'illusione del caldo sole o del fremito delle spighe mature guardando "Messidoro", e non ha allargato le narici per fiutare il buon profumo de' campi falciati guardando "Raccolta di fieno"?
Chi s'è sottratto ad un senso d'invidia percorrendo con l'occhio le asperità di "Il civetta" e di "Alpi dolomitiche" o di "Val di Primiero" pensando all'intenso godimento che il pittore faceva intravedere una volta conquistate le pure vette?
E la dolce poesia dell'intimità in "Sera (Schilpario)" allorché tenuti pennacchi azzurri s'innalzano dai camini degli sparsi casolari; l'irrequietudine nervosa a cui si soggiace osservando "Temporale in laguna", come avviene in realtà nell'imminenza di una burrasca; e il sorriso che spiana il volto, e il senso di benessere che pare discenda giù giù a consolare davanti a "Placido fiume", a "Riposo", ad "Ore serene", a "Mattino azzurro", a "Plenilunio", a dieci e dieci altre opere di questo meraviglioso evocatore di serenità, di poesia, di bellezza?
Quando si parla di un artista usasi dividere la sua produzione in tanti periodi ognuno dei quali dovrebbe corrispondere ad una maniera diversa, anche si vi sia invece la più salda unità e la continuità più invariabile.
Guglielmo Ciardi rappresenta un'eccezione: tutta l'arte sua appartiene infatti alla sola «maniera simpatica».
E' una maniera che, attraverso brevi periodi di sosta, di apparente stanchezza susseguiti da giovanili rinnovamenti , dura ormai oltre quarant'anni.
Perché Guglielmo Ciardi, il poeta delle lagune e dei campi, l'esaltatore di Venezia nelle sue glorie di cielo, di luce, di colori, di potenza di ricchezza antiche ormai oltrepassati i tredici lustri essendo nato nella città fascinatrice nel settembre 1842.
Come s'iniziò all'arte? In modo semplicissimo. Assolti gli studi classici entrò nell'Accademia veneziana per quell'inclinazione abbastanza naturale ne' giovani di far quadri anziché sudar dietro al piccioletto.
Ebbe a Maestro di pittura un dimenticato, il Prof. Domenico Bresolin, buon uomo ma vecchio d'anni e d'idee.
Il Ciardi apprese tutto ciò che il maestro sapeva; ma pur possedendo qualche abilità tecnica non sentivasi ancora artista.
La sua mente s'aperse più tardi, a Firenze, nel cenacolo del «Caffè Michelangelo» dove pontificava Telemaco Signorini, e in seguito a Roma, a Napoli vivendo in comunione di parole e di spirito con Nino Costa, con Filippo Palizzi, con altri ed altri, studiando i paesisti d'ogni età, sorprendendo i segreti di tavolozze gloriose, abituandosi a vedere, a pensare, ad ascoltar il misterioso linguaggio delle cose.
Viaggiò anche all'estero, in Francia, in Germania, ma per tornare indietro più innamorato di prima della sirena lagunare.
I suoi primi quadri degni di tal nome il Ciardi li espose a Firenze; e furono essi che fecero dire al Costa essere il giovane veneziano un innovatore.
Certo, se innovazione significa semplicità, sincerità, bellezza: una genialità di sintesi, molta forza coloristica, una grande intensità di espressione. E tutte queste virtù sapientemente equilibrate Guglielmo Ciardi possiede ancora, a 67 anni.
L'equilibrio che è nell'arte sua è nella sua vita. Sano, forte, sereno, egli lavora anche adesso con l'ardore del giovane, ogni giorno, senza tregue, senza bisogno di riposi perché la sua esistenza non conosce nè scoramenti nè tempeste.
Così il Maestro dipinse quadri per tutti. Quanti? Non lo sa neppur lui. Ve ne sono in quasi ogni galleria pubblica e privata da Glasgow a Roma, da Francoforte a Trieste, da Londra a Palermo, da Barcellona a Berlino, e nelle reggie, e nelle ville de' buongustai.
Parecchi hanno per soggetto l'alta montagna, o le morbide rive del Sile, ma nella maggioranza riproducono qualche aspetto di Venezia o delle campagne più prossime alla città: un momento curioso di luce, un effetto fugace di nubi, un'ora si serenità lagunare, un canale pittoresco, una fondamenta soleggiata, un gruppo di barche pescherecce.
E' un inno in mille strofe che Guglielmo Ciardi canta cotidianamente alla sua città.
Il suo nome è popolare dovunque perché le sue tele figurarono in tutte le esposizioni nostrane e straniere; ma è specialmente in queste Internazionali ch'egli comparve sempre in certe opere poderose.
Per questa sua mostra collettiva il grande paesista lagunare chiese invano a prestito a governi ed a privati talune di quelle tele che più lontano condussero il suo nome.
In compenso egli può mostrarsi quale fu e quale è nei suoi momenti di comunione spirituale con la natura, come a dire un Ciardi intimo, in veste da camera.
Ecco infatti una notevole raccolta di "studi diretti", taluni dei quali destinati a diventar più tardi dei quadri.
Egli li ama: pagine secrete e care della sua vita d'artista.
Ad essi non stima superiori se non due altre opere nate cresciute via via nel suo ampio studio: i suoi figliuoli Beppe Ciardi ed Emma Ciardi, nobilissimi artisti destinati a prolungar nel futuro le gioie dell'arte paterna.

Bibliografia

A.M. Comanducci - Pittori italiani dell'Ottocento - Milano 1934
A.M. Comanducci - Dizionario illustrato pittori e incisori italiani moderni - II ediz. Milano 1945
A.M. Comanducci - Dizionario illustrato pittori e incisori italiani moderni e contemporanei - III ediz. Milano 1962

U. Ojetti - Ritratti d'artisti italiani - 1911

Thieme Becker  - Kunstlerlex - 1912

Emporium - 1909   1910

Opere

Barche chioggiotte - Galleria d'Arte Moderna di Genova

Barconi in laguna 1890 - Pinacoteca Corrado Giaquinto di Bari

Basilica di S.Marco a Venezia - Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza


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