Nato a Prato il 27 maggio 1788, morto la Firenze il 10 settembre 1861. Ebbe le prime lezioni di disegno nelle scuole del suo comune nativo, in cui insegnavano
Luigi Nuti e
Gaetano Magherini. Ottenuto poi un sussidio, andò all'Accademia di Firenze, alla scuola di
Pietro Ermini, di
Pietro Benvenuti e di
Giuseppe Castagnoli. Tra il 1817 e il 1818 ebbe commissione di dipingere la carrozza di gala del Granduca. Un disegno che fece su di una porta di Palazzo Pitti gli fece conoscere il Principe Estherazy, che lo condusse a Vienna ove dipinse una volta del Castello di Schonbrunn. Tornato in Italia si dedicò principalmente al restauro di antichi dipinti. Nel 1840 nella cappella del Podestà scoprì sotto l'intonaco vari affreschi tra cui il ritratto di Dante. Da questi lavori compiuti sugli antichi maestri il Marini trasse argomento ed ispirazione per dedicarsi, sull'esempio dei classici, a tradurre nella pittura l'espressione di elevati sentimenti specialmente religiosi. Da tale concetto vennero le varie Madonne nelle quali principalmente si affermò la sua arte. Sue pitture sacre si conservano nella Galleria Comunale di Prato, nel tempio di Santa Maria delle Carceri, in Firenze nei palazzi Gerini, Giuntini, Gherardesca, Poniatowski, Guicciardini e in Palazzo Pitti. Molti suoi lavori andarono in Francia ed in Egitto, e l'ultima fatica dell'artista, interrotta dalla morte, fu la decorazione, incompiuta, di una stanza nel quartiere della meridiana in Palazzo Pitti, con "Fatti della vita di Torquato Tasso". Cesare Guasti ripetè per lui ciò che Giorgio Vasari aveva detto su Giulio Romano: «egli era e nell'arte e nella vita anticamente moderno e modernamente antico». Avendo soggiornato a Vienna per compiervi alcuni affreschi, ebbe occasione di conoscere e praticare la nuova arte litografica, e, invitato dal principe Leopoldo di Toscana, che da Firenze gli scriveva: "Avrei piacere che cercaste di perfezionarvi in quest'arte, non solo disegnando, ma anche stampando da voi medesimo", si perfezionò nei metodi, disegnò e stampò, portando a Firenze un torchio, che servì alla Litografia Salucci. Ebbe come moglie
Giulia Nuti, di Firenze, che spesso dipinse nei suoi quadri i fiori.