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Giuseppe Ingegnoli

Ingegnoli Giuseppe

Roma 1901 / Milano 1999

Painter, Architect, Scenographer, Illustrator, Graphics designer
Biografia

Beppe Ingegnoli

 

Nato a Roma nello storico Ghetto, fu allievo del padre Vittorio Ingegnoli e della sorella Maria Ingegnoli.

Seguì il padre a Milano, si laureò all’Accademia di Brera, su consiglio del maestro Ambrogio Alciati che lo giudicò pittore maturo, in “Architettura” con l’arch. Cattaneo.

Nel 1927 un suo ritratto allo zio Paolo Ingegnoli fu esposto alla Biennale di Palazzo Pitti; nel 1930, alla Famiglia Artistica di Milano fu premiato con medaglia d’oro; nel 1931, alla Mostra Internazionale di Arte Coloniale di Roma, alcuni suoi lavori eseguiti in Libia ricevettero l’apprezzamento scritto del principe Umberto. Sempre negli anni Trenta fu molto ricercato da Angelo Rizzoli, che gli chiese diverse illustrazioni, ad esempio per “Le due Diane” di A. Dumas (1934) e lo portò alla CINES a Roma come aiuto-scenografo di Max Holfus (1938).

Nel 1942 sposò Antonia Nembri, da cui ebbe i due figli Vittorio ed Alessandro. Negli anni della guerra e del dopoguerra e di nuove gravi ristrettezze economiche, la sua attività riguardò più i campi della pubblicità e della illustrazione, e - più tardi - dell’architettura. Collaborò con il Corriere della Sera (1944-51) per le copertine della “Domenica del Corriere” e divenne amico di Borgese, Scerbanenco e Buzzati.

Già nel 1943 tre ritratti da lui dipinti risultavano essere alla Storica Quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano (Bascapé, 1943), mentre successivamente avrebbero chiesto di posare per lui persone assai in vista, come l’onorevole Meda, il Nobel Giulio Natta, gli industriali Saronio e Bialetti, il finanziere Salteri. Per alcuni anni tenne la cattedra di pittura alla Scuola Superiore di Arte Applicata del Castello Sforzesco.

Più recentemente (1977-80) collaborò con Strehler come scenografo alla RAI TV illustrando fiabe del poeta Luigi Varvesi. In questo periodo perse l’amata moglie Antonia e si ammalò di ischemia coronarica. Ancora per la RAI, lavorò ad una trasmissione sui Longobardi, con regia di G.M. Tabarelli de Fatis e preparò, con l’aiuto del figlio Vittorio, una ultima personale alla Società Artisti e Patriottica, a palazzo Belgioioso (1989). Infatti, malgrado un rapporto di contrasto nei confronti dei critici d’arte, frequentò il mondo artistico milanese e partecipò ad alcune mostre collettive, ricevendo qualche premio ed espose anche in mostre Personali.

Seguendo un pensiero di Tolstoj, furono i temi sacri ad attirarlo di più, specialmente in tarda età. Nonostante frequenti attacchi di cuore, eseguì una pala d’altare con un “Cristo consacrante” per la chiesa di S. Francesco al Fopponino di Milano e due quadri per la Parrocchia di S. Maria del Carmine, uno rappresentante “S. Carlo Borromeo” in preghiera, l’altro il vescovo Scalabrini, in occasione della beatificazione. L’ultimo suo lavoro è stato il ritratto del Beato M. Champagnat.

 

[Nota biografica e storico artistica a cura del prof. Vittorio Ingegnoli]

 

Partecipa alla Esposizione Nazionale d'Arte a Brera nel 1925, con il dipinto ad acquarello "Savonarola nega l'assoluzione al Magnifico".

Opere

Ritratto di Giacinta Bonavia - Raccolte d'Arte dell'Ospedale Maggiore di Milano

Ritratto di Bortolo Federici - Raccolte d'Arte dell'Ospedale Maggiore di Milano

Ritratto di Bortolo Federici (disegno) - Raccolte d'Arte dell'Ospedale Maggiore di Milano

 


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