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Benedetto Civiletti

Civiletti Benedetto

Palermo 1846 / Palermo 1899

Sculptor
Biografia

da Angelo De Gubernatis - Dizionario degli Artisti Italiani viventi - 1889

Illustre scultore siciliano, commendatore della Corona d'Italia, cavaliere della Legion d'Onore, membro corrispondente dell'Istituto di Francia e di molte altre Accademie, nato in Palermo il 1° ottobre 1846 da Salvatore, povero campagnuolo, e da Saveria Sutero. Fatte le classi elementari, egli oziava disegnando col gesso e col carbone sui muri, sui lastricati o sui sassi, o sbozzava nella creta, per giuoco, pastorelli, animali, operai, ecc. Il cav. Guli tuttora vivente, veduta una "Madonnina" del Civiletti, consigliò il di lui padre di porlo a studiare. Nel 1858, fu messo dal costumario Cozzo, bravo modellatore di pastori per presepi, e un anno dopo il fanciullo fu in grado di modellare egli stesso un "Mercurio", che presentò di sua idea al principe Galati, allora Pretore della città, il quale lo indirizzò al professore Andrea D'Antoni, buon pittore di quel tempo presso il quale studiò disegno per dodici anni; poscia mostrandosi sempre più inclinato alla scultura, il D'Antoni stesso lo collocò presso lo scultore Benedetto De Lisi, allora reduce da Roma. Cominciò così il secondo periodo della vita artistica del Civiletti, che, dalla piccola industria, passava all'arte vera. Studiò sul serio, frequentando assiduamente la clinica dell'ospedale; e il De Lisi ebbe a dire che, fra i suoi molti scolari, l'unico che desse a sperare era questo bambino. Nel 1863 espose un "Fauno" al palazzo Comitini in Palermo, dove tenevasi una Esposizione siciliana, avendo avuto per modello il proprio fratello Stefano, oggi proprietario di uno stabilimento balneario a Nuova York. Il dottor Meli, il nestore dei pittori palermitani, che vive tuttora, membro del Giurì giudicante, veduto quel "Fauno", esclamò: Ehi qui sotto c'è un artista. Il pittore Giuseppe Di Giovanni, visto anch'egli il "Fauno", ne tenne discorso al sindaco marchese Rudini, suo amico e allievo in disegno, spronandolo ad andare a vederlo. Dire la confusione, lo scompiglio, in cui fu messo il tugurio del Civiletti all'annunzio d'una visita del Sindaco, è inutile. Il Rudini andò, ammirò, promise e fece deliberare dal Consiglio comunale una pensioncella al Civiletti, il quale potè così recarsi in Firenze presso Giovanni Duprè con cui stette, come figlio, parecchi anni. Sotto la direzione di tanto maestro, modellò "Un primo ricordo", e questo lavoro piacque tanto al Duprè, che questi, già innamorato del discepolo, diessi ad accarezzare l'idea di stringere con esso legami di parentela; il che non avvenne poi per fortuiti contrattempi. La mente del Civiletti avea dalla lontana Palermo mirato giusto e diritto, spiccando il volo a Firenze. Il museo, il gabinetto del Parlatore, ove passò la maggior parte del suo tempo, e i teatri anatomici che frequentava più che i Musei d'arte, gli studi lunghi dal vero, specie di teste o ritratti, e l'Accademia e gli Uffizi e Pitti, e Michelangelo e Della Robbia e il Cellini; e più di tutti il Donatello, e il Sanzio, coi quali il Civiletti ha una certa affìnità d'indole e di tendenze artistiche, contribuirono a formare l'autore del "Canaris", del "Cesare", del "Dantino", del "Nazareno", e della statua equestre pel monumento a V. E. in Palermo. Tornato in Palermo nel 1865, fece il "Dantino", esplicazione dell'impressione subita dall'Alighieri quando vide Beatrice salutante o quando, almeno, scrisse il sonetto "Tanto gentile e tanto onesta pare" ecc. (Ora egli sta lavorando intorno alla "Beatrice"). Esportò questo lavoro a Milano, nel 1872, la stampa unanime lo portò alle stelle; e Giulio Monteverde volle conoscerne l'autore. Non fu premiato, perchè a quella Esposizione, come all'altra di Vienna, non ci furono premi per nessuno; ottima cosa, a giudizio del Civiletti, il quale pensa che il premio vero alle opere d'arte lo dà il pubblico. E sì che il Civiletti non può certo lagnarsi di non essere stato premiato anche dai Giurì, all'estero come in Italia. Lo stesso "Dantino" ottenne testè il maggior premio alla Esposizione Universale di Nuova Orléans, col diploma d'onore. In quel torno, o poco innanzi, era stato premiato con medaglia alla Esposizione del Casino di Belle Arti in Palermo un suo "Ricordo", che fu però comperato dal barone Tortorici per sole 60 Lire! Per qualche altro anno ancora, il Civiletti dovette dunque essere condannato a lavorare per guadagnarsi il pane, intorno a ritratti antipatici e monumentini sepolcrali, che raramente lasciavangli agio alla ispirazione, e sfogo alla febbre di produrre opere degne. Ciò nullameno, trovandosi una sera d'estate a godersi il fresco e a sentire la musica lungo la Marina, intese vicino a lui due sconosciuti che parlavano delle "Scene Elleniche" del Brofferio. Tanto ardore gli si suscitò nel leggere poi quel libro, che egli non ebbe più posa, finchè non gli venne fatto di possederlo. Dovette perciò farlo venire, lui povero, da Torino, non trovandosene in Palermo alcun esemplare. Così nacque il "Canaris", rifugio degli sdegni cui lo condannava il lavoro pedestre d'ogni giorno. Aiutato dall'avv. Giacomo Pagano, direttore del giornale Lo Statuto, egli lo condusse da prima in gesso e lo presento alla Esposizione di Palermo durante il Congresso degli Scienziati nel 1875. Fu premiato, e il Principe Umberto, accompagnato dal Minghetti e dal Bonghi, ne espresse alta meraviglia e volle conoscerne l'autore; e il Bonghi, ministro della P. I., per desiderio anche del Principe, acquistò il "Canaris" per Lire 20,000 e lo donò in marmo al Municipio di Palermo. Esposto a Vienna, ove non c'erano premi per nessuno, suscitò grande entusiasmo; esposto a Parigi, ottenne la prima medaglia d'oro. E fu in questa congiuntura che Ernesto Renan, ammiratore del Civiletti, gli donò un esemplare della "Vie de Jésus", che gli fornì ispirazione per la figura di genere assolutamente nuovo, e di bellezza, d'espressione e di semplicità sorprendente, "Gesù nell'orto di Getsemani" esposto al Salon, ove tutta Parigi lo ammirò, e del quale il Renan scrisse parole splendide. La Francia ufficiale e il mondo scientifico suggellarono il voto popolare e quello del Giurì, decorando il Civiletti della Legione d'Onore e ascrivendolo fra i membri dell'Istituto; onore questo concesso soltanto ad altri due o tre italiani. Nel 1880, il Civiletti espose a Londra il "Giulio Cesare" e ottenne una medaglia d'argento; nel 1883, a Torino "L'ultima ora di Missoluingi" che fece tanto rumore. Nel 1886, vinse a Palermo il Concorso per una statua equestre a V. E. e quello per un bassorilievo del monumento stesso. Per questo secondo concorso, il Civiletti fece trasmettere il lavoro alla Commissione per mezzo di uno spedizioniere come se la cassa provenisse da Roma. Aperta la cassa e credendola spedita da qualche celebre artista del Continente, il Giurì rimase stupefatto non rifinendo di portare al cielo la perfezione del disegno e l'ardimento degli scorci. Ma fu maggiore la meraviglia quando s'intese ch'era opera dello stesso autore della statua. Moltissime altre opere egli eseguì in questi dodici anni dacchè produsse la prima, tra le quali alcune nobilissime, come "La Rosmunda", "Il Cristo deposto", opera da gran maestro, il bassorilievo rappresentante "Federigo II che getta la prima pietra del castello di Palermo", la statua del "Busacca", il monumento funebre del barone Grancelli, "Amore e morte", il monumento funebre della baronessa Faccilino, "Il Giuocatore coll'anitra", il ritratto di "Renan", quello di "Palikao", il monumento dello storico Isidoro La Lumia, il busto di Agostino Gallo, quello del poeta Vigo per Acireale e un gruppo di puttini pel giardino inglese di Palermo. Condusse finalmente un gran numero di altre opere geniali, di monumenti sepolcrali, e di ritratti rivelanti nel loro insieme una fecondità meravigliosa, un pieno possesso del disegno e dell'anatomia e una forza d'espressione che invita il riguardante a pensare. Le doti principali del Civiletti sono però la semplicità e una grazia ineffabile, di cui non ha l'arte nostra forse alcun riscontro, se non risalendo al rinascimento. E' noto che l'anno scorso fu tra i 5 scelti sopra 54 concorrenti a rifare la prova del monumento a V. E. in Roma, come è noto ancora che in questi giorni egli si ripresenterà cogli altri quattro preferiti, al giudizio della Commissione Reale, ma più a quello del pubblico di tutto il mondo che fissa gli occhi sul concorso di Roma per giudicare definitivamente l'arte della Italia nuova. Ma ciò che non è noto si è che a questa ultima formidabile prova il Civiletti non si presenta già col modello dell'anno scorso, ma addirittura con un modello completamente nuovo il quale, paragonato a quello del passato anno, darà materia ad utili studi, sullo svolgimento dell'arte o sulla potenza creatrice del Civiletti. Qualcuno ha detto che il Civiletti, nel condurre le sue opere, abbia avuto bisogno della guida di Tizio o di Caio; ma non è vero; com'egli ha creata da sè la sua personalità artistica, così da sè s'ispirò al "Canaris" nelle calde pagine del Brofferio, al "Giulio Cesare" in quelle del Rovani, al "Dantino" nella "Vita nuova", al "Getsemani" nel Renan; è dunque ovvio che egli non abbia avuto bisogno di più o meno sapienti guide per condurre a termine le minori sue opere.

 

 
da Le Biennali di Venezia - Esposizione1895
Nato il 1° Ottobre 1846 a Palermo, ove dimora.
Figlio di un povero campagnuolo, fu allogato nel 1858 presso un modellatore di pastori da presepi, poi frequentò lo studio del pittore Andrea D'Antoni e infine, sentendosi prepotentemente attratto alla statuaria, quello dello scultore Benedetto De  Lisi, ove modellò un «Fauno», che fu esposto nel 1863 a Palermo.
Quest'opera fece concepire speranze cosi liete pel giovane artista, che egli s'ebbe dal Municipio palermitano una piccola pensione, grazie alla quale potè recarsi a Firenze e studiare a lungo con Giovanni Dupré.
Dalla Vita nuova trasse l'idea del Dantino; dalle Scene Elleniche del Brofferio quella del «Canaris» (statua mirabile acquistata dal Ministero della pubblica istruzione ed offerta in dono al Municipio di Palermo); dalla Vita di Gesù del Renan il «Gesù nell'Orto di Getsemani»; dal Rovani il «Giulio Cesare».
Nel 1886 vinse a Palermo il concorso per una statua equestre di Vittorio Emanuele e quello per un bassorilievo dello stesso monumento.
Ricorderemo pure «L'ultima ora di Missolungi» e il «Cristo deposto».

Bibliografia

A De Gubernatis - Dizionario artisti italiani viventi - 1889

Catalogo I Esposizione Internazionale d'arte della Città di Venezia - 1895

Opere

Giulio Cesare giovinetto 1880 - Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma


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