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Toti Scialoja

Scialoja Toti

Roma 1914 / Roma 1998

Painter, Illustrator
Biografia

Nel 1939 espone alla III edizione della Mostra Quadriennale d'Arte Nazionale al Palazzo delle Esposizioni di Roma, mostra alla quale è ancora presente con continuità fino alla XII edizione del 1992. Nel 1950 partecipa alla XXV edizione della Esposizione Internazionale Biennale d'Arte della Città di Venezia esponendovi i dipinti "Natura morta N°1", "Natura morta N°2", "Ballerina che gioca col gatto", "Donna che giuoca col gatto" e "La bella Gussie a Wimbledon" ed è ancora presente alla XXVI edizione del 1952, alla XXVII del 1954, alla XXVIII del 1958 ed infine alla XXXIII edizione del 1964 alla quale espone "Secondo San Isidro", "Terzo San Isidro", "Diario rosso e ocra", "Diario Notturno e "Diario N°3".

Dall'Archivio della Quadriennale di Roma:

Toti Scialoja compie studi giuridici seguendo la tradizione di famiglia; dal ’37 si dedica totalmente alla pittura. Pubblica racconti, scritti critici e disegni su “Il Selvaggio”, “Mercurio” e “L’immagine”. Nel ’43 inizia un lungo e proficuo lavoro per il teatro, realizzando scene e costumi per molti spettacoli. Sempre nel ’43 partecipa alla Quadriennale di Roma, dove sarà presente a successive otto edizioni. Nel ’50 e nel ’52 è alla Biennale di Venezia e, negli stessi anni, partecipa a rassegne d’arte italiana all’estero (New York, San Paolo del Brasile, Pittsburgh). In questi anni la sua pittura diviene progressivamente astratta e gestuale, con l’utilizzo dello “straccio” al posto del pennello. Frequenta soprattutto Afro e Burri, ma sceglie ancora una volta di non aderire a gruppi di tendenza. Nel ’56 è a New York per alcuni mesi, entrando in rapporto con molti maestri dell’action painting. Nel ’57 nascono le “impronte”, tracce di colore stampato da una superficie all’altra, dalla carta alla tela. Nel ’60 è nuovamente a New York, poi lungamente a Parigi, dove resta fino al ’64. Influenzato dall’esperienza newyorkese in questo periodo realizza opere di grande formato. L’attività espositiva si intensifica e culmina con la sala personale alla Biennale di Venezia nel 1964. Gli anni Settanta, contemporaneamente al primo riconoscimento internazionale, segnano per Scialoja un periodo di crisi e di scarsa operosità artistica che riprenderà in maniera intensa e creativa solo a partire dal 1983, accompagnata da una attività espositiva frequente, e da prestigiosi riconoscimenti. Scialoja, parallelamente alla sua attività artistica, è stato docente e direttore dell’Accademia di Belle Arti di Roma, dove ha formato alcuni tra i maggiori artisti italiani contemporanei.

Per informazioni complete sull'artista fare riferimento alla Fondazione Toti Scialoja /https://totiscialoja.it/toti-scialoja/)


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