Nato a Lugo il 2 agosto
1899 1895 vive a Imola. Autodidatta. Ha sostenuto gli esami di abilitazione all'insegnamento presso la Accademia di Belle Arti di Bologna. Prese parte giovanissimo alle Mostre del «Francia», al Premio Baruzzi ed al concorso per la miglior copertina dell'Emporium. Ottenne la medaglia d'oro alle mostre Emiliane, Romagnole, al premio Cremona e ad altre importanti competizioni artistiche. Venne anche premiato dall'Accademia d'Italia. E' un istintivo che con facile tocco sa fissare attimi e movimenti. E' moderno di accenti e personalissimo. Ritrae nei suoi paesaggi la Romagna nei vari aspetti; dalla pingue terra ai buoi aggiogati, al contadini che lavorano nel campi, alle scene della trebbiatura, alla raccolta del fieno, alla Battaglia del grano, a gruppi inneggianti la maternità. Alcune sue opere: "La battaglia del Grano" (Galleria d'Arte Moderna di Milano); "I lavoratori" (Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma); "Maternità" (Pinacoteca di Bologna); altra "Maternità" (Ministero degli Interni, Roma); "Raccolta del fieno" (Collezione Comm. Tamburini, Roma); "I lavoratori" (Collezione Arturo Dazzi, accademico d'Italia); "Mia madre". Negli ultimi anni ha partecipato a nazionali e internazionali e a molti Premi, vari vincendone (nell'agosto 1960 ha avuto la medaglia d'oro dell'Accademia di belle arti al Premio Carrara). E' l'organizzatore delle mostre d'arte alla Fiera del Santerno in Imola. Ha opere in altre raccolte pubbliche e private oltre quelle già ricordate. La caratteristica tipica del Margotti è la maniera di rendere il movimento, la figura nelle più riservate pose, le scene di lavoro e di fatica, delle popolazioni della sua Romagna. Le esperienze del cubismo, del futurismo (ricerca, appunto, del moto) come sintesi essenziale della parte più signficativa delle cose, hanno consentito al Margotti di tradurre il paesaggio e la vita nei loro aspetti più espressivi e, nei loro valori eterni. "Ricollegandosi al suo conterraneo
Silvestro Lega (scrisse V. Giglio sulla rivista La Cultura Moderna) Margotti ne continua la tradizione con un affilato di maggiore rudezza e sincerità". Anche Emilio Cecchi osservò sul Corriere della Sera a proposito della Quadriennale Romana: "Margotti ritrae da
Carlo Carrà, ma con un apporto naturalistico più mosso e diretto...". L'attività del Margotti è completata da una sua vivace collaborazione a quotidiani e riviste, su cui tratta dei problemi artistici contemporanei con passione e competenza.
Nel 1930 espone l'opera "Marzo" alla XVII edizione della Esposizione Internazionale Biennale d'Arte della Città di Venezia, nel 1933 è alla I Mostra del Sindacato Nazionale Fascista di Belle Arti a Firenze, esponendovi "Lavoratori di Romagna" e nel 1943 presenta i tre dipinti "All'ammasso", "Scarico del mosto" e "Pigiatura" alla IV Mostra Quadriennale d'Arte Nazionale di Roma.