Nato a Schio il 12 ottobre 1882, morto tragicamente in un incidente stradale a Brescia alla fine di marzo del 1935. Studiò a Schio sotto la guida di
Tommaso Pasquotti e di
Giuseppe Faccin, poi, sentendosi attratto dalla scenografia, andò a lavorare al Teatro alla Scala di Milano, allievo di
Angelo Parravicini; e alla Scala dopo la guerra tornò come maestro, e rimase, inscenandovi molte opere, tra cui, nel 1924, il «Nerone» di Boito, la cui messa in scena fu molto ammirata, e nel 1929 «Il Re» di Giordano. Amante del verismo e di una grandiosità disinvolta, questo amore egli rivelò anche nei quadri tutti paesaggi, coi quali dal 1906 frequentò le esposizioni. In quell'anno espose alla Promotrice di Torino "Campagna piemontese"; nel 1913, a Milano, alla Permanente, e così pure nel 1928. Nel 1919 presentò a Genova, tra l'altro, "Rustico in Val d'Aosta", acquistato dal Comune di Genova per quella Galleria d'Arte Moderna e ad Acquasola una serie di acquarelli. Nel 1926 a Schio alla Mostra delle Visioni del Pasubio, espose, con parecchi altri paesaggi, "L'Altare", che venne acquistato dalla Banca Commerciale di Milano.